Per aumentare le possibilità che le Intelligenze Artificiali comprendano, trovino e considerino il tuo business nelle loro risposte, devi rendere chiaro chi sei, cosa fai, per chi lo fai e quale problema risolvi, costruendo questa stessa associazione in modo coerente sul tuo sito e nelle altre fonti online.
In pratica, il lavoro può essere organizzato in 7 step:
Questo approccio viene spesso definito SEO AI, AIO oppure GEO – Generative Engine Optimization.
Ma per capire cosa significa davvero e, soprattutto, cosa può fare concretamente un piccolo business italiano, ho deciso di partire da una domanda molto semplice:
come ragiona un’Intelligenza Artificiale quando deve capire quale brand, prodotto o servizio proporre in risposta a una richiesta?
E l’ho chiesto direttamente a un’Intelligenza Artificiale.
La SEO AI riguarda l’ottimizzazione del proprio ecosistema digitale affinché sistemi basati sull’Intelligenza Artificiale possano comprendere più facilmente il brand, i suoi contenuti, i servizi offerti e i problemi a cui risponde.
Rispetto alla SEO tradizionale, il focus non è soltanto ottenere una posizione nei risultati di ricerca, ma rendere le informazioni abbastanza chiare, strutturate e coerenti da poter essere comprese e, quando pertinente, recuperate o sintetizzate da un sistema AI.
| Aspetto | SEO tradizionale | SEO AI / GEO |
|---|---|---|
| Obiettivo principale | Posizionare una pagina nei risultati di ricerca | Rendere brand e contenuti comprensibili e recuperabili dalle AI |
| Focus | Keyword, ranking, link | Entità, significato, contesto, coerenza |
| Tipo di query | Ricerche spesso sintetiche | Domande e prompt anche complessi e conversazionali |
| Ecosistema considerato | Sito e backlink | Sito, contenuti, recensioni, video, fonti esterne |
| Domanda da porsi | “Per quale keyword voglio posizionarmi?” | “Per quale problema voglio che il mio brand venga riconosciuto?” |
Ed è proprio da qui che è iniziata la mia conversazione con Gemini.
Qualche giorno fa ci è arrivata una domanda in vista di una delle prossime BusinessinCloud Live Support.
Il senso era:
“Come funziona la SEO con le nuove Intelligenze Artificiali? Come faccio a far trovare o consigliare il mio business da ChatGPT, Gemini o altri strumenti?”
Era un argomento che avevo già inserito nella mia personale lista delle cose da approfondire.
Ma quella domanda mi ha dato un motivo in più per farlo subito.
In BusinessinCloud lavoriamo ogni giorno con professionisti, formatori e piccoli business italiani che costruiscono online pagine, funnel, videocorsi, consulenze e sistemi di vendita.
Quindi non mi interessava soltanto conoscere la teoria.
Volevo arrivare a capire:
“Domani mattina, una persona che ha già un business e un sito online, cosa può fare concretamente?”
Da dove partire?
Mi è sembrato abbastanza naturale:
ho aperto Gemini e ho iniziato a fare domande direttamente a un’IA.
A un certo punto gli ho scritto:
“Voglio diventare esperta sulla SEO AI. Trattami come una tua studentessa da formare.”
Ed è iniziata una conversazione molto più lunga del previsto.
Più mi spiegava, più io cercavo di portare le sue risposte dalla teoria alla realtà.
E alcune volte gli ho anche detto:
“No. Questa cosa, per il nostro mercato, non mi torna.”
La mia prima intuizione era molto simile a quella che avremmo nella SEO tradizionale:
capisco quali competitor vengono valorizzati, individuo le loro keyword e provo ad adattarle al mio brand.
Gemini mi ha corretto.
Il punto non è semplicemente trovare “le parole chiave giuste”.
È capire per quali domande e problemi un determinato competitor viene considerato rilevante e quali fonti supportano quell’associazione.
Quindi, anziché limitarti a chiedere:
Quali keyword utilizza il competitor X?
può essere più interessante interrogare direttamente un’AI con domande come:
Poi osserva:
Questa è stata una delle prime correzioni che Gemini ha fatto alla mia checklist: meno attenzione alla singola keyword e più attenzione a intenti, problemi e fonti che costruiscono fiducia attorno a un’entità.
È:
“Perché l’AI associa quel brand a quel problema?”
Questa differenza cambia parecchio il tipo di analisi che possiamo fare sui competitor.
Una volta capito questo, siamo passati al sito.
E qui Gemini continuava a parlarmi di:
A quel punto gli ho fatto una domanda molto semplice.
La risposta è stata: non per una questione estetica.
Il vantaggio sarebbe soprattutto nella facilità con cui una struttura esplicita rende comprensibili le relazioni tra le informazioni.
Se devo spiegare le differenze tra tre servizi, per esempio, posso farlo con cinque lunghi paragrafi oppure con una tabella.
| Se devi comunicare… | Struttura più chiara |
|---|---|
| Una definizione | Risposta breve e diretta |
| Un confronto | Tabella |
| Una procedura | Elenco numerato |
| Più caratteristiche | Elenco puntato |
| Una domanda ricorrente | FAQ |
| Un approfondimento | Testo discorsivo diviso in H2/H3 |
| Dati su prodotti o servizi | Tabelle o blocchi strutturati |
Il punto quindi non è trasformare tutto il sito in tabelle.
È utilizzare la struttura più adatta al tipo di informazione che vuoi comunicare.
Secondo la conversazione con Gemini, tabelle ed elenchi possono aiutare a ridurre l’ambiguità e rendere più esplicite le relazioni tra dati e concetti.
A questo punto è entrato nella conversazione un altro concetto:
BLUF – Bottom Line Up Front.
In parole molto semplici:
dai subito la risposta importante.
Prendiamo una pagina dedicata a una consulenza.
Un’apertura generica potrebbe essere:
Nel mondo di oggi è sempre più difficile trovare il giusto equilibrio e molte persone si chiedono quale possa essere il percorso migliore…
Dopo tre paragrafi magari scopriamo finalmente cosa viene offerto.
Una versione più diretta potrebbe invece iniziare così:
La consulenza X è una sessione individuale di 60 minuti dedicata a [target] che vuole risolvere [problema].
Poi possiamo raccontare tutto il resto.
Spiegare.
Approfondire.
Portare esempi.
Ma l’informazione fondamentale è già chiara.
Gemini mi ha suggerito proprio di controllare se le prime righe delle pagine principali permettono di capire immediatamente chi siamo e che cosa facciamo.
Questa era una delle mie domande più importanti.
Perché è facile parlare di struttura ideale quando si costruisce un sito nuovo.
Ma se il sito esiste già?
La mia domanda a Gemini è stata, in sostanza:
“Gli do la homepage e gli chiedo di riscriverla completamente?”
La risposta è stata no.
Meglio partire da un audit.
Prima di chiedere a un’AI di generare un nuovo testo, chiedile di analizzare quello che hai già.
Solo dopo questa analisi puoi chiedere una proposta di ristrutturazione.
La differenza è importante.
“Riscrivimi la homepage per la SEO AI”
e
“Analizza la mia homepage e dimmi dove non è abbastanza chiara”
sono due richieste molto diverse.
Nel primo caso deleghi subito la scrittura.
Nel secondo utilizzi l’AI prima di tutto come strumento di analisi.
Puoi partire da questo:
Analizza questa homepage in ottica SEO AI/GEO. Non riscriverla ancora. Indicami dove non è immediatamente chiaro chi sono, cosa offro, a chi mi rivolgo e quale problema risolvo. Evidenzia le parti vaghe o ridondanti, le informazioni che potrebbero essere organizzate meglio, i confronti che potrebbero diventare tabelle, i processi che potrebbero essere trasformati in step e le domande importanti dell’utente a cui la pagina non risponde.
Poi valuta il risultato.
Non significa applicare automaticamente tutto ciò che propone l’AI.
Significa ottenere una seconda lettura del tuo sito.
Anche questa domanda è nata durante la conversazione.
Molte pagine utilizzano FAQ richiudibili.
Clicchi sulla domanda e compare la risposta.
Quindi ho chiesto:
“Per la SEO AI sarebbe meglio avere tutte le FAQ aperte?”
Secondo quanto mi ha spiegato Gemini, il problema non è principalmente se la risposta sia visivamente aperta o chiusa.
L’elemento importante è che il contenuto sia presente e accessibile nel codice della pagina, anziché essere recuperato soltanto dopo attraverso sistemi che ne impediscano la lettura.
La conversazione ha poi introdotto il tema dei dati strutturati Schema.org, citando tipi come:
sameAs, per collegare il sito agli altri profili ufficiali del brand.La conclusione pratica è:
non sacrificare automaticamente l’esperienza dell’utente per mostrare tutte le FAQ contemporaneamente.
Il punto è assicurarti che informazione, codice e struttura siano corretti.
Fino a questo momento stavamo ragionando principalmente sul sito.
Poi Gemini mi ha fatto notare una cosa:
il tuo sito è soltanto una delle fonti disponibili online.
Un sistema AI che utilizza informazioni dal web può incontrare il tuo brand anche altrove.
Recensioni.
Portali.
Video.
Blog.
Interviste.
Profili aziendali.
Forum.
Articoli.
Ed è qui che è comparso il concetto di consenso esterno.
Se sul tuo sito dici:
“Il mio brand aiuta [target] a risolvere [problema].”
hai fornito una prima informazione.
Se però anche clienti, partner e fonti esterne raccontano qualcosa di coerente, l’associazione diventa più forte.
Durante la conversazione Gemini ha citato numerose piattaforme e tipologie di fonte.
| Canale / fonte | Che tipo di informazione può offrire |
|---|---|
| Google Business Profile | Identità, categoria, presenza e recensioni |
| Trustpilot / piattaforme di recensione | Esperienze reali dei clienti |
| YouTube | Tutorial, spiegazioni, contenuti e trascrizioni |
| Identità professionale e aziendale | |
| Blog di settore | Approfondimenti e citazioni esterne |
| Forum e community | Discussioni e opinioni degli utenti |
| Podcast e interviste | Competenza e presenza su fonti terze |
| Directory di settore | Inquadramento dell’attività all’interno di una categoria |
Ed è a questo punto che ho iniziato a contestare Gemini.
Gemini continuava a citare Reddit e altre piattaforme molto forti nel mercato internazionale.
Io però continuavo a pensare alle persone con cui lavoriamo.
Professionisti.
Formatori.
Consulenti.
Creator.
Piccoli imprenditori che lavorano principalmente con un pubblico italiano.
Quindi gli ho detto:
“Aspetta. Reddit in Italia non ha lo stesso peso. Come fa una persona che parte oggi ad avere utenti che parlano spontaneamente di lei lì?”
È un punto importante.
Una strategia GEO non può essere semplicemente copiata da un mercato all’altro.
Abbiamo quindi ricalibrato il ragionamento sul mercato italiano.
Tra le alternative emerse nella conversazione:
La regola che mi porto via quindi non è:
“Apri Reddit.”
È:
“Individua le fonti pubbliche e credibili che hanno davvero senso per il tuo mercato, il tuo settore e il tuo pubblico.”
A questo punto siamo arrivati alle testimonianze.
Una recensione come:
Bellissimo! Cinque stelle! Consigliatissimo!
fa sicuramente piacere.
Ma dal punto di vista informativo dice pochissimo.
Una recensione che invece racconta:
offre molto più contesto.
Da qui siamo arrivati a un modo molto semplice per guidare la testimonianza senza suggerire al cliente cosa deve scrivere.
Puoi chiedergli di rispondere a tre domande:
Una testimonianza di questo tipo rende più chiara l’associazione:
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Prima | Qual era il problema |
| Soluzione | Quale prodotto/servizio è stato utilizzato |
| Esperienza | Come ha aiutato |
| Dopo | Quale risultato è stato ottenuto |
Gemini collegava proprio questo tipo di recensione alla possibilità di comprendere meglio l’associazione Brand → problema → soluzione → risultato.
Quando siamo arrivate a parlare di portali, citazioni e presenza esterna, mi è venuto un altro dubbio.
Ho chiesto:
“Ma così non stiamo favorendo chi ha più soldi e può permettersi di comparire ovunque?”
La risposta mi ha fatto ragionare.
Il budget può acquistare advertising.
Può acquistare traffico.
Può finanziare una campagna.
Ma non produce automaticamente coerenza tra quello che prometti e ciò che le persone raccontano di aver realmente ottenuto.
Gemini ha introdotto un’espressione che trovo molto interessante:
capitale di conoscenza.
Un piccolo professionista può essere estremamente competente su un problema verticale.
Può:
Quindi la dimensione dell’azienda non è necessariamente sinonimo di maggiore utilità dell’informazione.
A quel punto gli ho chiesto:
“Quindi in un certo senso premia chi mantiene davvero la promessa fatta al cliente?”
Ovviamente un algoritmo non valuta moralmente la trasparenza.
Ma può rilevare coerenza tra fonti diverse.
Facciamo un esempio.
Dichiari:
“Aiuto [target] a risolvere [problema].”
Pubblici guide che spiegano realmente come affrontare quel problema.
Produci tutorial dedicati allo stesso tema.
I clienti raccontano di aver ottenuto proprio quel tipo di risultato.
Partner e portali ti descrivono come una realtà specializzata nello stesso ambito.
Il significato che emerge è coerente.
| Fonte | Messaggio che emerge |
|---|---|
| Homepage | “Questo brand risolve X” |
| Blog | “Conosce approfonditamente X” |
| Video | “Sa spiegare come affrontare X” |
| Recensioni | “I clienti hanno risolto X” |
| Partner/fonti terze | “Il brand è riconosciuto per X” |
Quello che stai costruendo non è la ripetizione meccanica della stessa keyword.
È una coerenza semantica attorno al tuo posizionamento.
È questo il concetto che nella conversazione abbiamo collegato alla trasparenza e al mantenimento della promessa.
Durante la conversazione è emerso anche il ruolo di YouTube e dei contenuti video.
Gemini ha sottolineato in particolare l’utilità delle informazioni associate ai video e delle trascrizioni.
Quindi non penserei al video come:
“Devo aprire YouTube perché serve alla SEO AI.”
Penserei piuttosto:
“Quale problema posso spiegare davvero bene in un video?”
Puoi creare contenuti che rispondano a:
Per esempio, invece di:
“Scopri la nostra piattaforma”
potrebbe essere molto più informativo:
“Come creare e vendere un videocorso online: struttura del funnel passo passo”
La seconda formulazione rende immediatamente evidente il problema affrontato e il contenuto che troveremo.
Qui Gemini mi ha proprio fermato.
Durante la costruzione della mia prima checklist ero arrivata a questa conclusione:
“Allora devo creare articoli blog a palla.”
E no.
Il ragionamento era ancora troppo legato alla quantità.
Cinquanta articoli generici che ripetono:
“Il mio servizio è la soluzione migliore per X”
non sono necessariamente una strategia migliore di pochi contenuti davvero approfonditi.
Gemini mi ha riportato invece verso:
| Strategia debole | Strategia più utile |
|---|---|
| Molti articoli generici | Pochi articoli approfonditi |
| Stesso concetto ripetuto | Problemi differenti realmente affrontati |
| Testi promozionali | Guide operative |
| Keyword inserite artificialmente | Domande e intenti reali |
| Affermazioni generiche | Dati, esempi, procedure e casi |
| “Siamo i migliori” | Dimostrazione concreta della competenza |
Ed è interessante perché questo stesso articolo nasce proprio da quel principio.
Non volevo pubblicare:
“Cos’è la SEO AI: 5 consigli.”
Volevo prendere una conversazione reale, le domande, gli errori, le correzioni e trasformarli in una risorsa completa.
L’ultimo step riguarda quello che succede fuori dal tuo sito.
Partner.
Podcast.
Interviste.
Guest post.
Portali.
Directory.
Community.
Recensioni.
Testate di settore.
Il punto non è essere ovunque.
E soprattutto non è chiedere a tutti di ripetere la stessa identica frase.
Durante la conversazione siamo arrivate a un pattern molto semplice:
[Brand / Servizio] = soluzione per [Problema specifico]
Gemini mi ha però corretto anche qui.
Il pattern deve descrivere un’associazione di significato, non diventare uno slogan copiato e incollato.
| Dove | Come |
|---|---|
| Sito | Lo dichiari con una definizione concreta |
| Blog | Dimostri competenza sul problema |
| Video | Mostri procedure e soluzioni |
| Recensioni | Il cliente racconta l’esperienza reale |
| Partner | Ti descrivono naturalmente nello stesso ambito |
| Portali | Il brand viene inserito nella categoria corretta |
Sul tuo sito puoi quindi essere molto esplicito.
Ad esempio:
Poco informativo:
“Brand X è la soluzione ideale per far crescere il tuo business.”
Più preciso:
“Brand X è una piattaforma italiana che permette a formatori e professionisti di creare e vendere videocorsi, consulenze e prodotti digitali online.”
La seconda frase dice molto di più.
Definisce:
Ed è questo tipo di chiarezza che Gemini associava alla costruzione dell’entità.
Dopo tutte queste domande ho provato a fare una cosa semplice.
Ho preso ciò che avevo capito e ho costruito una checklist.
Poi l’ho sottoposta a Gemini chiedendogli:
“Se facessi così, sarebbe corretto?”
Non era un test.
Stavo semplicemente verificando se il mio ragionamento fosse coerente.
E infatti Gemini non mi ha detto subito sì.
Mi ha corretto.
Nella prima versione:
Dopo quelle correzioni ho riformulato tutto.
Ed è da quella seconda versione che nascono i 7 step di questo articolo.
| Step | Cosa fare | Obiettivo |
|---|---|---|
| 1. Analisi | Interroga le AI sul tuo mercato, i competitor e le fonti | Capire per quali problemi vengono consigliati altri brand |
| 2. Homepage | Fai un audit prima di riscrivere | Rendere immediato chi sei, cosa fai e cosa risolvi |
| 3. Presenza esterna | Scegli piattaforme pertinenti al tuo mercato | Rafforzare l’identità del brand fuori dal sito |
| 4. Recensioni | Chiedi testimonianze descrittive e autentiche | Collegare problema, servizio e risultato |
| 5. Video | Rispondi a domande specifiche con tutorial e spiegazioni | Creare contenuti chiari e riutilizzabili |
| 6. Blog | Pubblica guide approfondite e casi studio | Dimostrare competenza su problemi reali |
| 7. Fonti terze | Lavora con partner, portali, podcast e interviste | Costruire coerenza e conferme esterne |
Questa è la checklist che oggi utilizzerei come base per iniziare.
Non significa che ogni business debba fare tutto contemporaneamente.
Significa avere una direzione.
Questa è stata un’altra delle domande che ho fatto a Gemini.
La risposta più importante è:
non aspettarti un effetto immediato.
Modificare oggi una homepage non significa che domani ChatGPT, Gemini o Perplexity consiglieranno automaticamente il tuo brand.
Nella conversazione abbiamo distinto tra sistemi che possono recuperare informazioni disponibili sul web e conoscenza già incorporata nei modelli.
Il lavoro GEO va quindi pensato come una costruzione progressiva.
Nel tempo aggiungi:
Non è un hack.
È più vicino alla costruzione di una reputazione digitale leggibile anche dalle macchine.
Puoi fare una verifica molto semplice.
Prova a rispondere a queste domande:
| Domanda | La risposta dovrebbe essere chiara online? |
|---|---|
| Chi sei? | Sì |
| Cosa fai? | Sì |
| A chi ti rivolgi? | Sì |
| Quale problema risolvi? | Sì |
| Come lo risolvi? | Sì |
| Quali prodotti o servizi offri? | Sì |
| Hai contenuti che dimostrano la tua competenza? | Sì |
| I clienti raccontano problemi e risultati concreti? | Sì |
| Esistono fonti esterne coerenti con ciò che dichiari? | Sì |
| I tuoi profili online descrivono il brand in modo coerente? | Sì |
Se alcune risposte sono “no”, hai già trovato un possibile punto da cui partire.
È probabilmente la conclusione più importante della mia conversazione con Gemini.
All’inizio pensavo alla SEO AI come a una nuova serie di tecniche.
Nuove keyword.
Nuove regole.
Nuovi formati.
Alla fine mi sono ritrovata con una domanda molto diversa:
se un’Intelligenza Artificiale raccogliesse oggi le informazioni disponibili sul mio business, riuscirebbe a capire chiaramente chi sono, cosa faccio e quale problema risolvo?
Il mio sito lo spiega?
I miei articoli lo dimostrano?
I miei video affrontano quei problemi?
Le recensioni dei clienti lo confermano?
Le fonti esterne raccontano qualcosa di coerente?
I miei profili descrivono la stessa attività?
È questa coerenza che, alla fine, tiene insieme tutti i 7 step.
La SEO AI consiste nel rendere il proprio ecosistema digitale abbastanza chiaro, specifico, utile e coerente da permettere alle persone e alle macchine di comprendere chi sei, cosa fai e quale problema sei in grado di risolvere.
Non significa scrivere per un algoritmo dimenticando le persone.
Semmai significa fare meglio qualcosa che avremmo dovuto fare da sempre:
dare risposte utili, spiegare chiaramente il nostro valore e costruire nel tempo una reputazione coerente con ciò che promettiamo.
Se vuoi applicare subito uno dei passaggi di questa guida, puoi partire dalla tua homepage.
Apri l’Intelligenza Artificiale che utilizzi abitualmente e forniscile il testo o il contenuto della pagina.
Ma non chiederle subito di riscriverla.
Parti da un audit.
Puoi utilizzare questo prompt:
Analizza questa homepage in ottica SEO AI/GEO. Non riscriverla ancora. Indicami dove non è immediatamente chiaro chi sono, cosa offro, a chi mi rivolgo e quale problema risolvo. Evidenzia le parti vaghe o ridondanti, le informazioni mancanti, i confronti che potrebbero essere trasformati in tabelle, i processi che potrebbero diventare step, le domande importanti dell’utente a cui non sto rispondendo e le sezioni in cui potrei rendere l’informazione più chiara e specifica.
Poi leggi il risultato con spirito critico.
Perché questa è forse l’altra lezione che mi porto dietro da tutta la conversazione.
Usare un’Intelligenza Artificiale non significa accettare automaticamente quello che dice.
Io stessa, durante questo approfondimento, ho contestato alcune risposte, ne ho chiesto l’adattamento al mercato italiano e ho sottoposto a Gemini la mia checklist per capire dove stessi ancora sbagliando.
L’AI può aiutarti ad analizzare.
Può aiutarti a vedere qualcosa che non avevi considerato.
Può aiutarti a strutturare.
Ma la conoscenza del tuo cliente, il tuo posizionamento e la promessa che fai al mercato rimangono tuoi.
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